Fisiologia – Ormoni vegetali

FISIOLOGIA – ORMONI VEGETALI

Tratto da una lezione di Marco Beconcini svolta nel 2010, un interessante articolo sugli ormoni vegetali e sulle loro implicazioni in ambito bonsai.

Di Marco Beconcini e Simone Chiarelli

Ogni organismo per svilupparsi, necessita una comunicazione tra le cellule di cui è composto.

Gli ormoni rappresentano i messaggeri di tale comunicazione intercellulare, interagendo con dei recettori, ovvero proteine all’interno della cellula che danno il via alla produzione di sostanze chimiche. Il risultato di questa comunicazione si traduce nella produzione di sostanze in grado di influenzare lo sviluppo della pianta in ogni sua parte.

Gli ormoni rispondono a stimoli esterni (es. luce) modificando il metabolismo della pianta.

Ogni organo della pianta è così regolato da più di un ormone che può aumentare o diminuire la propria concentrazione all’interno di esso.

Una delle caratteristica degli ormoni vegetali è la propria traslocazione da un organo all’altro sfruttando le vie linfatiche della pianta (es: da radice a fusto),

Differenze tra ormoni animali e ormoni vegetali

ANIMALI

  • Sono di diversi tipi ed in numero superiore.
  • Polipeptidi o steroidi
  • Sono prodotti dall’ipofisi e da ghiandole specifiche

VEGETALI

  • Sono solo 5 i principali.
  • Sono molecole di varia natura.
  • Non esistono organi specifici per la produzione e la loro distribuzione è molto eterogenea.

Gli ormoni vegetali (fitormoni) che agiscono da fitoregolatori possono essere suddivisi in 5 classi principali: Auxine, Gibberelline, Citochinine, Acido Abscissico ed Etilene.

Gli ormoni facenti parte delle prime tre classi si possono classificare come ormoni ad effetto “stimolante” o “accrescitivo”, gli ultimi due ormoni possono essere invece classificati come “ormoni inibitori” proprio per la loro azione inibitoria sulla pianta.

Un breve elenco degli effetti fisiologici delle cinque classi di ormoni di cui sopra.

AUXINE

Il nome deriva dalla parola greca “auxein” che significa “crescita”. Per auxina si intende la sostanza chimica in grado di promuovere la crescita per allungamento dei tessuti vegetali.

È contenuta naturalmente nelle piante in queste forme:

  • Acido indolo-3-acetico (IAA)
  • Acidocloindolacetico (4-Cl-IAA) (Cloroauxine)
  • Acido fenilacetico (PAA)

Oppure in forme sintetiche impiegate nei preparati commerciali.

Le auxine sono localizzate e prodotte soprattutto nell’apice dei germogli dove a determinate concentrazioni è responsabile della distensione dei tessuti.

L’auxina è trasportata nel resto della pianta con un movimento che dal germoglio va verso le radici. La sintesi dell’auxina è maggiore in primavera, periodo durante il quale si ha una maggiore crescita e vigoria della pianta, e rallenta in estate.

L’auxina apporta:
Effetto di distensione dovuto ad un aumento dell’estensibilità della parete cellulare nei giovani fusti in via di sviluppo

Fototropismo Attitudine della pianta a svilupparsi verso la luce. In questo caso sottoponendo un germoglio ad una fonte di luce laterale, che pone un lato del germoglio in ombra, si osserva una direzionalità del germoglio verso la luce a causa della maggior concentrazione di auxina sul lato in ombra del germoglio stesso, che ne provoca una maggior crescita sul lato in ombra ed una minor crescita sula lato esposto alla luce.

Gravitropismo: movimenti per cui le radici si dispongono nella posizione del filo a piombo verso il centro della Terra.

Dominanza apicale e susseguente inibizione delle gemme laterali.

La dominanza apicale è fenomeno in cui l’apice vegetativo inibisce e controlla (da qui il termine “dominanza”) lo sviluppo delle gemme laterali. L’auxina, sintetizzata nell’apice del germoglio, scende lungo il fusto e blocca la crescita delle gemme ascellari favorendo un maggior sviluppo dell’apice vegetativo.

Se si recide l’apice del germoglio, inibendo quindi in parte la sintesi di auxina, le gemme ascellari crescono rapidamente.

Formazione di radici avventizie ad alte concentrazioni e conseguentemente inibizione della radice primaria.
Rallentamento della senescenza delle foglie e stimolo primario alla formazione del frutto.

Tutti questi fenomeni indotti dalle auxine avvengono a concentrazioni standard, All’aumentare o al variare di tale concentrazione si ottiene il risultato inverso al fenomeno provocato:

BASSE CONCENTRAZIONI:

  • Sviluppo del fittone radicale
  • Sviluppo del germoglio

ALTE CONCENTRAZIONI:

  • Sviluppo di radici laterali
  • Inibitore di crescita

Prodotti commerciali contenenti auxine di sintesi:

Acido Alfanaftilacetico (NAA) all’1%

Radicante a dosi elevate,stimolante a dosi più basse

NAA (Acido alfa-naftilacetico) puro 0,01 %

Antistress,stimolante della ripresa vegetativa

NAA (Acido alfa-naftilacetico) puro 7,5%

Potatura chimica, antipollonante

GIBBERELLINE

Le gibberelline sono una famiglia di composti (terpenoidi) che hanno un’influenza sulla divisione cellulare e sulla crescita. Una pianta ad alto fusto contiene una concentrazione di questo ormone superiore rispetto a una pianta con habitus cespitoso o rispetto a un bonsai.

Alcune gibberelline:

  • GA1
  • GA3
  • ENT- Gibberellano
  • ENT- Kaurene

Questi ormoni sono meno mobili delle auxine. E’ prodotta dai meristemi apicali e subapicali del fusto, dal seme e dall’embrione.

Principali effetti indotti dalle gibberelline

  • Allungamento del fusto e conseguente perdita di spessore
  • Interruzione della dormienza del seme dovuta alla temperatura
  • Induzione alla fioritura su piante giovani,o conversione dallo stadio maturo allo stadio giovanile a seconda della concentrazione

Prodotti commerciali contenti gibberelline di sintesi:

Liquidi

    Acido gibberellico (GA3) 2%
    Pastiglie idrosolubili

In Polvere : puro da sciogliere in alcool

  • GA3 9%
  • GA3 12%
  • CITOCHININE

    Le citochinine sono ormoni sintetizzati nel meristema radicale della pianta e sono trasportate verso i germogli attraverso lo xilema

    Zeatina

    Chinetina

    Importanza del rapporto tra Auxine e Citochinine:

    Le auxine ad alte concentrazioni stimolano la formazione di radici, mentre alte concentrazioni di citochinina e di auxina inducono la germogliazione.

    Principali effetti indotti dalle citochinine

    • Stimolazione delle gemme laterali (quando si perde la dominanza apicale questi ormoni promuovono l’attivazione delle gemme ascellari).
    • Effetti sulla formazione del cloroplasto e conseguente produzione di proteine della fotosintesi.
    • Riduzione della crescita degli internodi.
    • Richiamo dei nutrienti.

    Prodotti commerciali contenti citochinine di sintesi:

    • 6-Benziladenina. E’ un nuovo fitoregolatore contentente la 6-Benziladenina,la prima Citochinina di sintesi,questo prodotto è impiegato per indurre la cascola delle mele e quindi selezionare chimicamente i frutti da scartare al fine di favorire lo sviluppo di quelli che permangono.

    Al momento è registrato solo sul melo.

    Di fatto agisce in maniera similare ad un nanizzante e veicola i nutrienti.

    La loro funzione agisce su:

    • Regolazione della dominanza apicale, con un effetto di contrasto, e quindi contrario, a quello delle auxine, portando ad una stimolazione dello sviluppo delle gemme laterali (nelle dicotiledoni)
    • Senescenza, ritardandola.

    ACIDO ABSCISSICO

    Nonostante il suo nome possa richiamare il fenomeno dell’abscissione, e quindi in particolar modo la caduta autunnale delle foglie, ha in realtà un effetto maggiormente legato alla dormienza, legata questa alla stagionalità o a forti fenomeni di stress fisico. L’acido Abscissico:

    • Porta alla dormienza delle gemme e dei semi.
    • Contrasta l’effetto di accrescimento/distensione indotto dall’Auxina.
    • E’ l’ormone che attiva le difese della pianta in caso di stress idrico, salino e da freddo, agendo sulla chiusura e apertura degli stomi. Gioca così un ruolo importante nella riduzione della perdita dell’acqua (dovuta alla traspirazione) in condizioni di stress idrico.
    • Ha un effetto sulla senescenza.

    ETILENE

    E’ un gas,in condizioni fisiologiche è più leggero dell’aria,viene considerato ormone in quanto influisce sullo sviluppo della pianta e viene da essa prodotto.

    Il precursore dell’etilene è l’amminoacido metionina.

    Questo gas è responsabile della maturazione del frutto.

    Principali effetti indotti del gas Etilene

    • Abscissione: caduta di foglie frutti e fiori
    • Maturazione del frutto
    • Epinastia:,curvatura delle foglie verso il basso
    • Viene prodotto quando le radici vengono sottoposte a stress Idrici
    • Crescita orizzontale e perdita del geotropismo radicale
    • Le auxine sono limitatori dell’ etilene

    ORMONI VEGETALI SECONDARI

    • Acido jasmonico= difesa da stress,funghi e batteri
    • Acido salicilico= attivazione di geni induttori di resistenza
    • Poliammine= richiamo per insetti impollinatori
    • Turgorine=turgore cellulare
    • Strigolattoni=dominanza apicale
    • ‪Brassinosteroidi= distensione e divisione cellulare

    Vedi le applicazioni pratiche sui Bonsai

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    L’importanza dei substrati

    L’IMPORTANZA DEI SUBSTRATI

    di Simone Chiarelli.

    Spesso chi si avvicina le prime volte al bonsai, sottovaluta l’importanza che riveste il substrato ai fini della salute delle nostre piante. Tra le tecniche di base, si tende a dare più importanza alla concimazione e all’annaffiatura, trascurando le tempistiche nei rinvasi e ritenendo il “terriccio” nel quale far vivere il bonsai come una componente di secondaria importanza.

    Questo atteggiamento da parte del novizio bonsaista, viene poi meno col passare del tempo, mano a mano che si frequentano corsi, stage, o ci si documenta su forum e siti vari, e mano a mano che si osservano i comportamenti dei bonsai in base al substrato nel quale sono stati rinvasati. Da questo punto di vista, il momento del rinvaso e la conseguente osservazione del pane radicale, rappresenta due momenti topici per capire quanto il substrato utilizzato in occasione del rinvaso precedente sia adeguato. Considerato il fatto che un bonsai, salvo casi di emergenza, viene sottoposto al rinvaso non più di una volta l’anno (ma per quelli formati la norma è una volta ogni due o tre anni), si capisce come un errore nella scelta del substrato possa essere o scoperto o risolto come minimo solo dopo un anno, in corrispondenza del rinvaso successivo.

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    Per comprendere la delicatezza della questione “substrato” basta fare due semplici osservazioni.
    Se ci soffermiamo a considerare che l’assimilazione di acqua e componenti nutritivi è effettuata (principalmente) dalle radici, possiamo facilmente capire l’importanza del terriccio, all’interno del quale le radici si sviluppano e vivono durante tutto l’anno.

    Se poi aggiungiamo che il bonsai vive in un ambiente estremamente ristretto (e non in terra come per le comuni piante) entro il quale le radici devono muoversi, può essere sufficiente per capire come un parte dei problemi che il bonsai manifesta (punte delle foglie secche, marciume radicale e ristagno d’acqua, radici asfittiche) sia direttamente legata proprio alle condizioni del terriccio utilizzato.

    Un’altra questione importante è rappresentata dall’importanza di usare, spesso anche se non sempre, substrati composti, come risultato di miscele di più componenti e non substrati rappresentati da un solo “ingrediente” di base. In altre parole il substrato che ognuno di noi utilizza è la risultante di miscele di due o più substrati di base a formare un composto che riteniamo adeguato in base ad essenza, esposizione, latitudine/altitudine, frequenza di annaffiatura, stadio di formazione del bonsai/prebonsai.

    CARATTERISTICHE STRUTTURALI

    Lo studio della chimica del terreno ci stimola a vedere il substrato dove vivono le radici, come un qualcosa non formato del solo terreno, ma come un sistema composto di tre elementi principali: terra, aria, acqua. La composizione percentuale di questo sistema varia di molto a seconda che si parli di piante in campo o piante in vaso.

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    Da “Substrati e la coltivazione delle piante in contenitore”

    I substrati tipicamente utilizzati nell’arte bonsai hanno come requisito principe la struttura fisica, che generalmente è formata da grani il cui calibro (granulometria) è pari o al di sopra dei due millimetri: prima del rinvaso si cerca quindi di setacciare il substrato di base (akadama o pomice o altro) eliminando la polvere in esso contenuto ed eliminando quanto inferiore a 1 o 2 mm.

    Il risultato dell’operazione col setaccio è generalmente la formazione di due substrati di base diversi. Uno con granulometria medio/grossa (da usare come drenaggio in fondo al vaso), l’altro con granulometria medio/piccola (ma sempre sopra al millimetro o due) da miscelare come composto di base insieme ad altri substrati di base (a loro volta setacciati) per formare il substrato finito da coltivazione.

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    L’uso delle diverse granulometrie

    Premesso quanto sopra, quali sono le qualità fisiche che deve avere un buon substrato? Principalmente quattro.

    • Un buon drenaggio
    • Un buon passaggio di aria tra i grani
    • Mantenimento della struttura fisica nel tempo
    • Capacità di indurre la formazione di radici capillari

    DRENAGGIO

    Una delle caratteristiche cui si deve prestare attenzione è proprio la capacità di drenare e far scorrere, via dal foro di scolo, l’acqua in eccesso ed i residui derivanti dalla concimazione e dalla somministrazione di altre sostanze (acidi umici, integratori). Un buon drenaggio quindi è necessario per evitare ristagni d’acqua ed evitare l’insorgere di malattie fungine letali come il marciume radicale.

    AREAZIONE DEL SUBSTRATO

    La costituzione di un substrato con granulometria adeguata permette anche il passaggio di aria tra i grani: un terriccio areato consente un maggior ricambio gassoso, evita l’asfissia radicale e la disponibilità di una maggior quantità di ossigeno da parte delle radici (quindi maggior crescita).
    A questo punto comprendiamo come un buon terreno da bonsai (ipotizziamolo in assenza di concimazioni e integratori) comprenda tre elementi di base (terra, aria, acqua) che combinati assicurano una crescita sana ed equilibrata alla pianta.
    La presenza di un’abbondante quantità di aria consente anche un elevato e veloce ricambio di aria/acqua e quindi una maggior crescita da parte della pianta.

    MANTENIMENTO DELLA STRUTTURA

    Un’altra caratteristica da non trascurare è il mantenimento della struttura nel tempo.
    Quali sono i motivi che spingono il bonsaista a rinvasare con la cadenza prescelta?
    Se si trascura la motivazione “crescita” (la pianta è stata lasciata crescere ed il vaso risulta inadeguato come dimensioni alla pianta cresciuta), le cause che portano al rinvaso sono essenzialmente due

    • Le radici hanno riempito il vaso ed escono dal foro di scolo o addirittura nei casi più gravi il pane ne risulta sollevato dal bordo
    • I grani si sono disgregati e hanno creato un composto unico, compatto e poco areato/drenante.

    La terza motivazione, che interessa in questo frangente, è la conseguenza del tempo che passa e dell’alternarsi delle stagioni. Con il passare del tempo infatti la crescita delle radici ed il “movimento” che esse inducono nel substrato, l’apporto di acqua e di concimazioni, il susseguirsi di temperature fredde in inverno e calde in estate, disgregano i grani frantumandoli e facendo decadere il terriccio in termini di drenaggio, ossigenazione, scambio gassoso. Si crea quindi un composto dove gli interstizi tra i grani sono ridotti al minimo e vengono a decadere le qualità del substrato.

    Quindi diventa importante utilizzare, soprattutto per bonsai formati e soggetti a rinvasi meno frequenti, substrati che abbiano un ottimo mantenimento della struttura del tempo, dotati di una struttura fisica forte e durevole e meno soggetta a decadimento a causa degli agenti atmosferici e non.
    Da questo punto di vista, se paragoniamo l’akadama/kanuma con la pomice, ci rendiamo conto quanto le prime siano dotate di grani la cui disgregabilità è maggiore rispetto a quanto succede per la pomice: e da questo ne consegue una maggior frequenza nei rinvasi per ovviare al decadimento del terreno (e della salute della pianta). Probabilmente il problema disgregabilità, legato come detto anche alle temperature invernali rigide, si presenta in misura minore in un clima come quello giapponese dove le temperature sono generalmente più miti (fatta eccezione per l’isola di Hokkaido).

    FORMAZIONE DI PELI RADICALI

    Un’ultima caratteristica molto importante per un substrato bonsai è quella di induzione alla formazione, nell’apparato radicale, di quanti più peli radicali possibile.
    I peli radicali rappresentano la fase terminale della radice, la parte che però riveste un ruolo fondamentale nell’assimilazione di acqua ed elementi nutritivi da parte della pianta. Per una pianta il cui spazio vitale è ridotto all’osso, avere, in percentuale, un’alta percentuale di peli radicali, diviene fondamentale per il corretto approvvigionamento di acqua ed elementi nutritivi.
    Questa proprietà è direttamente legata alla granulometria del composto in termini di forma (grani irregolari e non smussati) e dimensione.

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    Nella figura sopra il comportamento della radice di fronte ad un grano smussato e ad un grano irregolare.Si noti la suddivisione del pelo radicale nel caso di grano irregolare

    CARATTERISTICHE CHIMICHE – PH

    Il pH è una misura della reazione chimica di una soluzione. La reazione può essere neutra, acida o basica.

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    Terreni e PH

    L’importanza del PH deriva dalle correlazioni che esso ha con la fertilità del terreno stesso e con la disponibilità di alcuni elementi nutritivi. Alcuni elementi nutritivi, macro e microelementi utilizzati dai vegetali per la loro crescita, assumono infatti forme che risultano assimilabili o non assimilabili al variare del PH del terreno.

    Ad esempio se il PH del terreno è solitamente neutro (intorno a pH 7), alcuni minerali come il calcio e il magnesio, sono maggiormente solubili in presenza di PH basico (pH >7), altri come ferro, il manganese ed il rame, sono maggiormente solubili in soluzioni acide rendendosi quindi indisponibili per le piante in presenza di PH elevati (basici).

    In termini pratici ne deriva che la maggior parte delle piante vegeta bene in substrati neutri o vicini al neutro: ci sono però alcune eccezioni rilevanti come azalee e rododendri, eriche che costringono il bonsaista all’utilizzo di substrati acidi di provenienza giapponese quali la kanuma, o altre essenze come l’acero o le sughere che secondo recenti evidenze empiriche prediligerebbero terricci leggermente acidi.
    Le piante che prediligono un substrato acido sono dette “acidofile”, quelle che lo prediligono basico “basofile”, quelle infine che vivono bene in un substrato neutro “neutrofile”.

    Tra gli effetti concreti della variazione eccessiva del PH di un terreno si notano:

    • I classici casi di clorosi ferrica nel caso di acidofile il cui substrato acido vede innalzarsi il PH (e quindi diventare alcalino).
    • Al contrario, una forte riduzione di pH durante il corso della coltivazione porta ad un forte assorbimento di microelementi.

    POTERE TAMPONE

    Direttamente correlato al concetto di acidità/basicità nel terreno è il potere tampone.
    In chimica una soluzione è detta tampone quando ha la capacità intrinseca di mantenere stabile il pH anche a seguito di rilevanti aggiunte di un acido o di una base.

    Il potere tampone in chimica del suolo è definito quindi come la capacità del substrato di mantenere stabile il proprio PH contrastando variazioni verso l’acidità o basicità dello stesso.
    La stabilità del PH in un substrato è quindi un requisito importante affinchè il substrato stesso mantenga nel lungo periodo un adeguato grado di fertilità e assimilabilità degli elementi in esso disciolti, senza che questi si rendano non più disponibili e assimilabili dal bonsai dopo un certo periodo di tempo a causa della variazione del PH.

    A parità di condizioni, il potere tampone dei terreni alcalini verso l’acidificazione è più alto di quanto sia quello dei terreni acidi verso l’alcalinizzazione. Questo fenomeno rende molto più difficile la correzione dei terreni alcalini rispetto a quella dei terreni acidi.

    Il maggior potere tamponante dei terreni alcalini è correlato alla CSC (si veda sotto): la capacità di scambio cationico aumenta infatti con l’aumentare del PH e quindi risulta maggiore nei terreni il cui pH è basico.
    Scendendo nello specifico i terreni a base di torba bionda, hanno un minor potere tampone rispetto alle miscele di torba con argilla (notare che l’akadama è un’argilla), humus di corteccia e terricci da compostaggio. Da prove di laboratorio si è notato che l’humus di corteccia, utilizzato come sostanza tampone, riveste una grande importanza nei substrati per coltivazione: sarebbe infatti in grado di tamponare sia l’effetto dell’acqua per irrigazione con bassa durezza da carbonati, sia quello dell’acqua con alta durezza.

    CSC

    La CSC, abbreviazione per capacità di scambio cationico, è la quantità di cationi che sono potenzialmente scambiabili dal substrato, il quale li mette a disposizione delle piante e dei microrganismi per la loro assimilazione. In sostanza esprime la capacità del terreno di essere fertile, soprattutto nel medio/lungo periodo, rilasciando gradualmente le sostanze nutritive assimilabili da parte del vegetale.

    La CSC è espressa generalmente in milliequivalenti per 100 grammi (meq/100g).
    Si colloca generalmente tra i 5 ed i 50 meq/100g. Nei suoli torbosi può addirittura raggiungere valori intorno a 200.
    Come accennato in precedenza, la capacità di scambio cationico aumenta con il pH, quindi i terreni alcalini hanno una CSC più alta dei terreni acidi.

    Interessante è notare come la CSC sia correlata (in maniera direttamente proporzionale) al contenuto di argilla e soprattutto di sostanza organica. Questa caratteristica ha interessanti conseguenze per il bonsaista se si pensa che l’akadama non è altro che un’argilla.

    INTERRELAZIONI TRA SUBSTRATI E CONCIMAZIONI

    Più è alta la CSC, minore sarà il dilavamento della sostanza assimilabile e al contrario sarà resa disponibile gradualmente alle radici.

    Il principale problema deriva dal fatto che i substrati da bonsai, generalmente composti da alte percentuali di pomice e akadama o altri inerti, hanno una medio/bassa CSC (rispetto a composti non inerti), per cui la loro capacità di trattenere gli elementi della fertilizzazione (e cederli gradualmente) è generalmente modesta.
    Ne deriva che in terreni ultra drenanti e inerti, dove quindi la componente organica viene a mancare, la CSC è bassa, ed il dilavamento dei componenti nutritivi è veloce ed elevato.
    In questi terreni è consigliabile quindi effettuare concimazioni organiche solide a lenta cessione (Biogold, Hanagokoro, Aburukasu) in modo da aumentare la parte organica nel substrato e di conseguenza elevare la capacità in termini di CSC. Elevando la CSC si ha quindi una maggiore fertilità ed una cessione della sostanza assimilabile graduale e prolungata nel tempo.

    Oltre al miglioramento della CSC, un ulteriore effetto dell’uso di concimazioni organiche in substrati inerti, è anche la loro maggior compatibilità con la presenza di microrganismi batterici.
    Questi infatti rivestono un ruolo importante nell’assorbimento dei nutrimenti minerali. Basti pensare come la maggior parte delle piante assorba infatti solo l’azoto in forma nitrica: nel caso di somministrazione di azoto in forma ureica o ammoniacale, alcune specie batteriche saranno preposte alla trasformazione in azoto nitrico maggiormente assimilabile.

    In terreni dotati di maggiore sostanza organica, dove la CSC è maggiore, si possono invece utilizzare con maggior tranquillità concimazioni liquide di tipo chimico che saranno dilavate in misura minore.

    Concimazioni autunnali

    Nell’immaginario del bonsaista alle prime armi, l’autunno rappresenta il momento in cui si ripongono gli attrezzi ed i concimi, per poi riprenderli in primavera o nel tardo inverno. Col passare del tempo però si capisce che non è così, e ci si ritrova con il passare degli anni a lavorare sulle piante sempre più durante l’autunno e l’inverno per i motivi più svariati. Espianti, potature ed anche concimazioni. Concimazioni? Ebbene sì, la tecnica agronomica e la chimica del suolo negli ultimi anni si sono molto evolute ed hanno trasferito le loro conoscenze al mondo del bonsai, il bonsaista di turno, con gli anni, ha capito sempre di più l’importanza della salute delle proprie piante come condizione necessaria per la buona riuscita degli interventi e delle lavorazioni effettuate nel corso degli anni.

    In agricoltura ad esempio, in ambito “concimazioni” si è passati negli anni da un uso intensivo delle concimazioni chimiche, strategia massimizzante di breve periodo, ad un uso più consapevole dei concimi organici, strategia meno massimizzante nel breve in termini di crescita della pianta, ma migliore nel medio e lungo periodo perchè capace di preservare, se non addirittura favorire, la flora del terreno con un ritorno sulla salute della pianta stessa in termini di una maggiore assimilazione dei nutrienti (io ho abbandonato da anni i concimi chimici a base di azoto).

    Col passare degli anni si è dato più peso in ambito bonsaistico anche alla seconda parte della tripletta (NPK), nei suoi elementi P (Phosphorum) e K (Kalium = Potassio).

    L’autunno si è trasformato così in un periodo di concimazioni fosfo-potassiche, dove ciascuno di noi diventa un piccolo chimico alle prese con ricette segrete e regole di concimazione complicate da rispettare.

    OBIETTIVI

    Ma qual’è lo scopo della concimazione in autunno? Le concimazioni primaverili ed estive sono concimazioni quasi esclusivamente azotate, dove l’obiettivo è quello di spingere la pianta verso una crescita nelle sue componenti verdi, alla ricerca della maggior vegetazione possibile, con l’auspicio di aumentare i cicli vegetativi e di formare le ramificazioni secondarie e terziarie. Le concimazioni autunnali hanno invece, a mio modo di vedere, tre obiettivi principali.

    PREPARAZIONE ALL’INVERNO E PROTEZIONE DAL FREDDO

    Si prepara la pianta al freddo invernale, eliminando dalla dieta l’azoto superfluo e nocivo. Questo perchè l’uso di azoto, portando la pianta a vegetare, la espone maggiormente al freddo e alle gelate invernali.

    ISPESSIMENTO DEI TESSUTI E INGROSSAMENTO DEL TRONCO

    L’uso di Potassio e Fosforo favorisce anche l’ingrossamento del fusto e la formazione della corteccia.

    STIMOLAZIONE DELLA FIORITURA PER L’ANNO SUCCESSIVO

    Un effetto dell’uso di concimazioni fosfo-potassiche è anche la produzione di una miglior fioritura nel corso dell’anno successivo, sia che si somministrino su piante a fioritura tardo invernale, sia che si somministrino su essenze a fioritura primaverile/estiva. Ho visto personalmente gli effetti su una pianta di gelso bianco ed una di rosmarino. Comprate e non trattate per due anni dopo l’acquisto a concimi P e K, producevano pochi fiori e, nel caso del gelso, pochissime more. Una volta trattate con concimi autunnali sto assistendo negli anni ad una produzione di fiori e frutti che ogni anno è maggiore rispetto all’anno precedente, con, nel caso del rosmarino, tre quattro fioriture abbondanti ogni anno.

    TEMPISTICHE

    Con quali tempistiche si effettuano concimazioni a Fosforo e Potassio? Solitamente da metà Settembre fino, in alcuni casi, a tutto novembre inoltrato. Ognuno di noi ha esperienze e tempistiche leggermente diverse. Personalmente non ho date precise, ma attendo di vedere la pianta aver esaurito la mini ripresa tipica di Settembre, durante la quale produce nuovi germogli e vegetazione verde, e poi comincio con la somministrazione.

    PRODOTTI

    Quali prodotti si usano? Si usano prodotti specifici, che, a differenza dei concimi azotati, sono reperibili sul mercato con un po’ più di difficoltà. Sono solitamente liquidi chimici (qualfuno usa anche concimi solidi con buoni risultati) ed hanno una percentuale di azoto non completamente azzerata ma intorno al 3-5%, quel poco di azoto che consente una miglior assimilazione di P e K. Nel mio caso uso due prodotti liquidi separati, di una nota casa di fertilizzanti, le cui triplette sono le seguenti.

    (Potassio) NK 3-15

    (Fosforo) NPK 5-25-5

    A differenza dei prodotti azotati, nel caso dei quali si usano prodotti specifici per bonsai, si tratta in questo caso di concimi usati per le piante in genere. Li uso miscelati insieme in modo da preparare una soluzione al 4% ogni 1,5 litri, come sempre leggermente inferiore a quanto consigliato (4,5 ogni 1,5 litri).

    La frequenza è quella prescritta sulla confezione, cioè una volta ogni due settimane fino circa a metà Novembre.

    Ed un buon autunno a tutti voi e a tutte le vostre piante!