Tecnica Bonsai

TECNICA BONSAI – ORMONI VEGETALI – APPLICAZIONI PRATICHE SUI BONSAI

Tratto da una lezione di Marco Beconcini svolta nel 2010, un interessante articolo sugli ormoni vegetali e sulle loro implicazioni in ambito bonsai.
di Marco Beconcini e Simone Chiarelli

Una corretta conoscenza delle caratteristiche degli ormoni vegetali di sintesi, può aiutarci nelle pratiche di coltivazione della pianta a cui ci troviamo di fronte quotidianamente parlando di bonsai.
Il bonsai a livello di coltivazione è una pianta in vaso e come ogni pianta in vaso è sottoposta a stress di varia natura che vengono accentuati in molti casi da:

– PARTICOLARITA’ DEI TERRICCI

– RIDOTTO SUBSTRATO A DISPOSIZIONE

– DIFFICOLTA’ NELL’IRRIGAZIONE

– FRAGILITA’ DELL’APPARATO RADICALE

– RINVASI SPESSO IMPATTANTI

Un ottimo aiuto può essere fornito dai prodotti a base di Fitormoni.

E’ interessante prendere in considerazione le principali operazioni di coltivazione del Bonsai e i rispettivi ormoni da tener in considerazione per avere un aiuto concreto.

Rinvaso

Quando effettuiamo un cambio di vaso, sia che si tratti di un vaso bonsai o di ciotola di coltivazione, modifichiamo l’ambiente radicale. Tagli di radici e capillari, cambi di substrato, eliminazione del pane originale, rinvasi fuori stagione, possono determinare stress talvolta irrimediabili.

Anche il finto rinvaso, ovvero il posizionamento di una pianta in un contenitore più grande senza toccare le radici, porta ad uno stress, in quanto la radice deve penetrare nel nuovo substrato spesso diverso dal precedente e necessita in qualche caso di un aiuto. In questo caso è utile apportare delle Auxine ed in particolare Acido Alfanaftalacetico.

Le auxine favoriscono lo sviluppo di radici nuove, consentono di riattivare il metabolismo della pianta consentendo di avere un minor impatto su di essa. Prodotti con NAA 0,1 % da usare come anti stress radicale.

Yamadori

Gli espianti non perfetti, o dove non è possibile arrivare a prendere molto pane radicale determinano possibilità ridotte di sopravvivenza per la pianta espiantata, tuttavia possiamo provare ad aiutarci anche in questo caso irrorando le radici con Auxine (NAA 1 %) e la chioma con NAA 0,1 %.

Propagazione per talea e margotta

Per avere buone probabilità di successo in queste due pratiche è necessario l’impiego di ormoni radicanti. Anche in questo caso le Auxine fanno al caso nostro, usiamo acido Alfanaftalacetico e quindi prodotti con NAA 1% circa.In formato liquido o in polvere, nel caso della talea distribuiamo l’ormone alla base della talea stessa aumentando la capacità di formare radici avventizie. Nel caso della margotta, da applicare nella zona del cambio rimossa prima di inserire il terriccio oppure nebulizzato sul substrato.

Stress da freddo, colpi di calore, malattie provocate da insetti o funghi prolungate nel tempo, stress salino, stress da marciume radicale: tutti casi nei quali il metabolismo della pianta si interrompe e non sempre ritorna alla situazione ottimale per ripartire.ORMONE DA IMPIEGARE : Auxine – Acido alfanaftalacetico NAA o Acido indolbutirrico IBA 0,1 %.

Stasi vegetative o difficoltà nel germogliare

Talvolta le piante con fusti importanti o comunque longeve, hanno difficoltà di emettere nuovi germogli. La pratica del Bonsai tende a invecchiare la pianta e anche su piante formate ci può essere bisogno di un ringiovanimento (perdita di un ramo, ritiri di linfa ecc. ecc.). Prima di procedere a operazioni più invasive come l’innesto o il cambio di vaso è possibile fare un tentativo con gli ormoni radicanti. In questi casi si deve ricorrere alle Gibberelline (GA1-GA3 Acido gibberellico al 2%). Le gibberelline infatti a determinate concentrazioni possono indurre il ringiovanimento della pianta e stimolare l’apertura delle gemme quiescenti.

Dormienza del seme

Non tutte le specie hanno un alto tasso di germinabilità. Questo dipende da molti fattori che devono essere ottimali per far si che si formi la giovane pianta come la temperatura, la stagionalità, la vigoria del seme, la pianta madre ecc ecc.

Gli ormoni possono interrompere questa dormienza e far aumentare le possibilità di successo nella semina. Si impiegano le Gibberelline (GA3 Acido gibberellico 10% circa). Le gibberelline hanno la caratteristica di interrompere la dormienza del seme soprattutto se la causa è la temperatura.

Cimatura o potatura verde

La cimatura, ovvero l’asportazione dell’apice del germoglio, è praticata in fase di formazione della pianta per la regolazione della chioma e per la riduzione della vigoria del ramo cimato, in modo da frenare le parti apicali della vegetazione e da bilanciare lo sviluppo dei germogli e della ramificazione arretrata secondaria e terziaria. Asportando la gemma apicale, luogo dove viene sintetizzata gran parte dell’auxina, si ottiene una riduzione della dominanza apicale ed un conseguente aumento di vigoria sulle gemme e sulla ramificazione arretrata. Sulle gemme laterali, in parte per l’effetto delle citochinine, in parte per effetto dell’aumento della sintesi di auxina, vedremo un aumento della vigoria e della crescita.

L’uso di citochinine nel bonsai senza asportarne l’apice, può accelerare la formazione della ramificazione e della struttura della pianta.

Figura tratta da Piero Guarino – L’impiego dei brachizzanti sulle piante ornamentali.

Brachizzanti

L’allungamento dei germogli in una pianta avviene attraverso due modalità, per divisione e per distensione cellulare. Come detto nella prima parte, le Gibberelline hanno maggiore influenza sui processi di distensione cellulare.

L’effetto dei brachizzanti (i termini latino bracus e greco brachys, significano corto) è quello di contrastare l’azione dell’acido Gibberellico e quindi di limitare la crescita cellulare per distensione.

In particolar modo i brachizzanti (o nanizzanti) hanno effetto sull’accrescimento primario (per allungamento quindi) piuttosto che sull’accrescimento secondario (distensione in larghezza). Quindi il loro effetto è quello, limitando la crescita per distensione, di limitare l’allungamento degli internodi e di tenere la chioma della pianta compatta ed equilibrata.

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L’esposizione

L’ESPOSIZIONE

(tratto da appunti raccolti durante una lezione di Edoardo Rossi)
di Roberto Bezzi

Tokonoma

Dove la notte si dormiva ed il giorno si scriveva: per questo ha una finestra laterale che illumina e per questo la luce ideale è laterale e non deve arrivare dal fronte o dall’alto, il Tokonoma è un luogo sacro.

Allestire il Tokonoma vuol dire abbellire lo spazio (Kasari), nel Tokonoma l’elemento principale è lo spazio, gli altri elementi (bonsai, suiseki, kakejiku, Shitakusa) servono ad abbellire lo spazio, di solito gli elementi utilizzati sono 3, messi in modo da dare anche un senso di profondità (non allineati), mentre per le esposizioni nelle mostre bonsai o suiseki di solito si mettono solo due elementi (es. bonsai e Shitakusa), nel caso si presenti un bosco od un bonsai su pietra è possibile non utilizzare altri elementi in quanto l’elemento secondario (erba di compagnia) è già presente nella pianta principale, sotto forma di erbe e licheni presenti nel sottobosco o nella roccia. Un principio fondamentale nella presentazione è l’asimmetria: non devono esserci elementi ripetitivi (per esempio non va bene avere fiori sia nel kakejiku che nel shitakusa, non va bene avere il vaso del bonsai della stessa forma del vaso del shitakusa, ecc.), ma anche avere tutto completamente asimmetrico creerebbe confusione, per questo motivo in tutte le presentazioni c’è un elemento perfettamente simmetrico: si tratta del vaso che viene posizionato sul tavolo in modo perfettamente centrato, l’unica eccezione a questa regola si ha quando il tavolo è costituito da una lastra di legno asimmetrica (Jita).

Essendo lo spazio l’elemento principale prima di scegliere gli elementi da presentare occorre conoscere lo spazio a disposizione, infatti nell’allestimento tutti gli elementi sono modificabili tranne lo spazio: una pianta grande in uno spazio piccolo non viene valorizzata, così come una piccola pianta in uno spazio grande non riesce ad abbellire lo spazio. Il “vuoto”, quindi lo spazio, è l’elemento principale che serve al “pieno”, quindi al bonsai, di esprimersi, quindi la pianta stessa deve essere adatta a quello spazio, altrimenti non potrà essere apprezzata da chi la osserva.

L’allestimento perfetto di un Tokonoma è un’armonia fra i vari elementi che comprende anche la natura e la sua stagionalità: la stagione da rappresentare è quella in corso, l’unica eccezione si ha a fine inverno (gennaio, febbraio), dove possiamo anticipare la primavera con un elemento che fa vedere l’inizio della ripresa primaverile (per esempio un Shitakusa con un fiore), questo aiuta anche l’osservatore ad essere positivo verso la consapevolezza dell’imminente arrivo della primavera.

Shitakusa

(pron. SHTAKSA) Erba di compagnia, tradotto alla lettera “erba che sta sotto”. Deve essere, come dice il nome stesso, un elemento che “sta sotto”, quindi che non intralcia la visibilità dell’elemento principale, ma lo aiuta ad essere osservato perché è in armonia con lui.

La posizione migliore è il punto più lontano possibile senza essere considerato un elemento estraneo (si allontana dal bonsai finchè si vede che più lontano non sarebbe più in armonia e perderebbe il contatto visivo con gli altri elementi).

Il movimento dell’albero determina la posizione

Un albero che va verso sinistra deve avere la parete più vicina a destra, un albero che va verso destra deve avere la parete più vicina a sinistra, questo per dare modo all’albero di protendersi verso il vuoto.

Per determinare se l’albero va verso destra o verso sinistra ci sono tre elementi fondamentali:

  • la direzione iniziale del tronco
  • la direzione del ramo principale
  • la direzione dell’apice.

Questi tre elementi dovrebbero avere la stessa direzione per ottenere un bel bonsai, in base alla difficoltà di interventi la prima cosa che possiamo correggere è l’apice, la seconda il ramo principale e la più difficile la direzione iniziale del tronco, che è modificabile solo cambiando la posizione della pianta nel vaso.

Tavolo

L’altezza ideale del tavolo è quella che permette all’osservatore di vedere la pianta a metà dell’albero, anche qui c’è una eccezione: se il tavolo è troppo alto si può dare alla composizione un senso di instabilità, questo sarebbe un difetto troppo grosso ed allora è meglio costringere l’osservatore ad abbassarsi. Le striature del legno presenti sul tavolo non dovrebbero mai andare dal fronte al retro, ma solo orizzontalmente (da destra a sinistra).

Jita

La base di legno fatta a lastra che viene di solito usata per gli shitakusa.

Tempai

Statuine che rappresentano animali di solito fatte in bronzo: gli animali rappresentati non devono essere animali ostili, né avere atteggiamenti ostili, ma devono richiamare pace e tranquillità all’osservatore, non sono adatti rapaci e neanche la maggior parte degli animali carnivori, sono molto apprezzati alcuni tipi di uccelli (fagiani, pavoni, uccelli acquatici), alcuni insetti (grillo, farfalle) ed altri animali di indole pacifica (cerbiatti, daini, cervi).

Le concimazioni in 4 dimensioni

LE CONCIMAZIONI IN 4 DIMENSIONI

di Simone Chiarelli

Il successo della coltivazione in vaso non può naturalmente prescindere da una buona concimazione, mirata a fornire al bonsai i nutrimenti giusti, al momento giusto.
La concimazione quindi ha come scopo principale la salute del bonsai ed una sua equilibrata crescita nel tempo.
Una concimazione con un prodotto adeguato effettuata però al momento sbagliato è, per le piante in genere e a maggior ragione per il bonsai, una concimazione essenzialmente sbagliata.

Se però nelle comuni piante da appartamento e piante da giardino una corretta concimazione deve mirare principalmente alla salute dell’organismo vegetale (o alla produttività nel caso dell’orticoltura), nel fare bonsai si deve tener in gran considerazione anche dell’aspetto estetico della pianta: in altre parole i metodi e le tempistiche di concimazione hanno un’influenza non solo sulla salute ma anche sull’aspetto estetico del bonsai e fanno parte se si vuole dell’aspetto di formazione del bonsai stesso.

Da questo nasce l’idea della concimazione in 4D, attraverso l’analisi di 4 diverse dimensioni del fenomeno “concimazione” nel bonsai, dimensioni con l’analisi delle quali si cerca di andare oltre il semplice obiettivo “nutritivo”.

ELEMENTI

Le sostanze utilizzate dai vegetali si dividono in tre gruppi.

  • MACROELEMENTI (o elementi principali): Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K).
  • MESOELEMENTI (o elementi secondari): Zolfo (S), Calcio (Ca), Magnesio (Mg), Sodio (Na).
  • MICROELEMENTI : Boro (Bo), Cobalto (Cb), Rame (Cu), Ferro (Fe), Manganese (Mn),Molibdeno (Mb), Zinco (Zn), Cloro ( Cl)

Ci soffermiamo per brevità sui macroelementi in quanto elementi caratterizzanti di ciascun concime in commercio.

AZOTO (Elemento N dal latino Nitrogenum)
L’azoto è responsabile dei maggiori processi di crescita ed allungamento, come anche della formazione della struttura di base delle foglie e della dimensione delle cellule. Il deficit di azoto si riconosce dal colore verde pallido delle foglie e da crescita assente o stentata.
L’eccesso provoca prima un ingrossamento delle foglie e un allungamento degli internodi , e se grave , disidratazione e marciume radicale.
In natura si trova sotto forma gassosa: per essere assimilato dai vegetali deve essere presente in forme solubili, le due forme comuni dell’azoto sono l’azoto nitrico (inorganico) e quello ureico (organico) .

FOSFORO (Elemento P dal latino Phosphorum)
Il fosforo è utilizzato nella formazione di infiorescenze, legno e libro assieme al potassio. Il deficit (rarissimo) si riconosce dal margine delle foglie che diventa di colore dal rosso al violaceo.
Non si registrano effetti rilevanti di eccesso.

POTASSIO (Elemento K dal latino Kalium)
Il potassio è il “cemento” con cui si consolidano le nuove crescite (pareti cellulari delle foglie) immediatamente dopo l’azione dell’azoto, ed assieme al fosforo è alla base dei processi di lignificazione.
Costituisce anche una buona protezione dal freddo della stagione invernale.

TIPOLOGIE DI CONCIME

Ogni concime ha indicato sulla propria confezione il titolo, alias la tripletta NPK, che lo contraddistingue in termini di macroelementi.
Il Titolo NPK rappresenta la presenza in percentuale dei tre elementi N azoto, P Fosforo, K Potassio. Per fare un esempio, ogni 100 kg di concime, con un titolo ipotetico NPK di 5–6–7 avremmo 5 kg di azoto, 6 kg di fosforo, 7 kg di potassio.
Il resto della formulazione è costituito in genere da ammendanti e altre sostanze capaci di favorire la decomposizione del concime e l’assorbimento dei tre macroelementi stessi.

I concimi si possono quindi distinguere innanzitutto in base al loro NPK, e per questo si distinguono in due categorie:

  • concimi azotati (o a base N) dove la presenza di azoto la fa da padrona
  • concimi fosfo-potassici (a base P e K) dove la % di P e K è più elevata e l’azoto è relegato ad un 3-4 %, percentuale necessaria affinché, soprattutto il potassio, possa essere correttamente assorbito dalla pianta. Anche in concimi il cui unico scopo è quello di apportare potassio ritroviamo infatti formulazioni dove il titolo è del tipo NK 3-15 o 3-30, quindi con una piccola presenza di azoto che favorisce l’assimilazione dell’ossido di potassio.

Un’altra grande tassonomia è quella rappresentata da concimi organici e concimi chimici. Per organico in realtà, ad esser puristi, si intenderebbe derivato dal carbonio e dai processi legati alla sua sintesi: in realtà comunemente, relativamente alla concimazione, organico indica in realtà composti del Carbonio di origine animale o vegetale.

Sono concimi organici ad esempio quelli derivati dalla sintesi di alghe, scarti della lavorazione della soia, quelli derivati da sterco di pollo (pollina) o ovino (stallatico) o da parti animali come la cornunghia (corna ed unghia di bovini macinate e sterilizzate).

I concimi chimici invece sono concimi di sintesi con composizione inorganica. Solitamente caratterizzati da un maggior tenore di azoto rispetto a quelli organici, richiedono una maggior attenzione nel loro uso rispetto ai concimi organici e solitamente di consiglia di sottodosare rispetto a quanto indicato in confezione.
Consentono un’assimilazione più veloce rispetto alla categoria dei concimi organici.

Un’ulteriore differenziazione tra concimi è data dalla suddivisione tra concimi liquidi e solidi. I primi naturalmente consentono un’assimilazione molto rapida che in alcuni casi arriva a ridursi fino a tre giorni dalla somministrazione. I secondi sono anche detti “a lenta cessione”, alcuni di questi possono addirittura catalogarsi “a lentissima cessione” come la cornunghia.

Infine si può distinguere una categoria di concimi “da bonsai” in quanto studiati appositamente per i bonsai e generalmente dotato di una minore presenza in termini di NPK rispetto a quanto visto per i cugini generici. In questi composti solitamente la percentuale di azoto non supera il 6%.
Caratteristici di questa categoria sono i concimi pellettati a cilindri o piramidi (esempio Hanagokoro, Biogold, Aburukasu)

Dopo una premessa di carattere generale analizziamo le dimensioni e le strategie di concimazione.

1° DIMENSIONE – CONCIMAZIONI IN BASE ALLA STAGIONE

Il susseguirsi delle stagioni all’interno dei 12 mesi influenza le piante in termini di lunghezza della fase vegetativa, vigoria, e della corrispondente richiesta di nutrimento, come conseguenza delle variazioni delle temperature e delle ore di luce tra le stagioni: su queste basi, banalizzando, le stagioni si possono considerare come vegetative (primavera ed estate e la parte iniziale dell’autunno) e stagioni di riposo (seconda parte dell’autunno e inverno).
Si tratta di una banalizzazione che ha come riferimento piante che vivono nell’emisfero boreale alle latitudini dell’Italia Centrale e Settentrionale: in alcune zone del sud d’Italia e delle isole la fase vegetativa è necessariamente più lunga.

figura1

Figura n°1
Come si vede in Figura 1 la vigoria vegetativa della pianta varia col susseguirsi delle stagioni, con un massimo assoluto in primavera ed un massimo relativo, dopo il picco delle temperature estive, in corrispondenza della “ripresina” di fine Agosto e Settembre.

Questo evolversi della vigoria durante l’anno implica, come detto sopra, strategie e tempistiche di concimazione diverse.

figura2

Figura n°2
NPK = leggasi prevalenza di N
NPK = leggasi prevalenza di P e K

La pianta, in genere, ha una maggior necessità di apporto di Azoto (N) nelle fasi di crescita ed un maggiore apporto di Fosforo (P) e Potassio (K) in prossimità dei mesi invernali per la costruzione delle parti legnose, del fusto e per la protezione dal freddo (si veda anche qui).
In figura 2 si è sovrapposta, all’evoluzione della vigoria vista in figura 1, la strategia di concimazione di base, distribuita temporalmente nei mesi interessati.
Si ha quindi l’esemplificazione di un modus operandi con l’apporto di concimazioni di due tipi:

  • azotate (NPK= leggasi prevalenza di N)
  • fosfo-potassiche (NPK = leggasi prevalenza di P e K)

Si tratta di una esemplificazione che si adatta a piante del tipo latifoglie (non da fiore e frutto) o conifere: per quelle da fiore/frutto, vedremo poi, sarà necessario muoversi diversamente durante l’arco dell’anno.
Si noti come in Figura 2, con questa strategia di base, si preveda una somministrazione di concimazioni a base P e K (NPK) solo nel periodo autunnale (si veda per approfondire l’articolo sulle concimazioni autunnali).

2° DIMENSIONE – CONCIMAZIONI IN BASE ALL’ESSENZA

figura 3

Figura n°3

Discostandoci dalla strategia di base, se si hanno essenze che tipicamente sono apprezzate per la loro fioritura e fruttificazione (meli, peri, melograni ad esempio) si varia quanto visto per le comuni latifoglie e conifere (visto in precedenza in figura 2), introducendo la somministrazione di concimazioni NPK durante la fase finale della primavera e l’inizio dell’estate.

La somministrazione di concime a base di azoto da fare continuamente tra Aprile e Luglio (vista per la strategia di base) viene sostituita, nella sua parte terminale (mese di Giugno ed una parte di Luglio), con l’introduzione di concimazioni a base Fosforo e Potassio.

Questa variazione si riflette sulle specie da frutto a seconda della loro tipologia.
Individuiamo le specie da fiore frutto in due tipi

  • TIPO A: differenziazione delle gemme da fiore sui rami dell’anno antecedente alla fioritura (es peri e meli) >> sviluppo durante il mese di Giugno/Luglio dell’anno precedente alla fioritura con fioritura alla ripresa vegetativa dell’anno in corso
  • TIPO B: sviluppo delle gemme da fiore sui rami del medesimo anno della fioritura (es melograni) >> fioritura durante il mese di Maggio/Giugno dell’anno in corso

La somministrazione di Fosforo e Potassio durante il mese di Maggio/Giugno e una parte di Luglio comporta:

  • per le piante del tipo A un aiuto nella formazione di gemme da fiore che fioriranno a primavera dell’anno successivo in concomitanza (o leggermente prima)delle prime foglie,
  • per le piante del tipo B un aiuto nella formazione e fioritura di gemme da fiore dell’anno e nella loro successiva fruttificazione.

Un’ulteriore variazione rispetto a Figura 4 può essere operata, se si vuole portare avanti nella stagione una buona fruttificazione senza eliminazione dei frutti (Figura 4), somministrando più P e K di quanto visto in Figura 3 (si sostituiscono le concimazioni a base N di fine Agosto/settembre con quelle a base P e K senza interruzioni fino all’autunno).

figura 4

Figura n°4

3° DIMENSIONE – CONCIMAZIONI IN BASE ALLO STADIO DI FORMAZIONE DEL BONSAI

Tra le qualità maggiormente apprezzate in un bonsai vi sono la fine ramificazione e la compattezza dei palchi, associata ad una struttura della ramificazione secondaria e terziaria dotata di internodi corti. A queste si aggiungono anche la ridotta dimensione delle foglie.
Queste qualità, che sono più specifiche di alcune essenze/varietà (vedi acero palmato crispifolium) che di altre (vedi acero palmato crispifolium rispetto al palmatum), possono essere indotte e migliorate da una corretta esposizione alla luce solare, una corretta annaffiatura, e, non ultima, da accorte concimazioni.

figura 5

Figura n°5 – Un particolare di un acero presso il vivaio Franchi

Le caratteristiche elencate sono però più tipiche di un bonsai maturo e del lavoro di Mochicomi durato anni.
Di fronte ad una pianta sulla quale deve ricostruire la ramificazione primaria, bada meno a queste caratteristiche e pensa a far crescere la pianta (e la sua ramificazione primaria) il più velocemente possibile applicando quando possibile il filo per dare movimento.

Nel caso di piante da ricostruire o da far crescere penserà quindi all’uso di fertilizzanti ad alto tenore di azoto in modo da raggiungere l’obiettivo il più velocemente possibile, soprattutto al momento della ripresa vegetativa dove la spinta della pianta è maggiore (Figura 6).

figura 6

Figura n°6

Invece nel caso di esemplari già formati utilizzerà concimazioni di mantenimento con uso di prodotti a basso tenore di azoto. Questi gli consentiranno di ottenere ramificazione fine, contenere gli internodi e avere foglie di ridotte dimensioni (Figura n°7).

Ritardo di concimazione: in alcuni casi si può ritardare addirittura la concimazione primaverile, in modo che il bonsai produca i primi due/tre internodi dell’anno nuovo con le energie residue dall’anno precedente, e produca così i primi due internodi particolarmente brevi.
Ottenuti i primi internodi ravvicinati è possibile poi usare in seguito concimazioni più forti nel caso in cui i successivi internodi siano sacrificati l’anno successivo con una potatura di formazione.

figura 7

Figura n°7

4° DIMENSIONE – CONCIMAZIONI IN BASE ALLA DIMENSIONE FINALE DEL BONSAI

Le scelte di concimazione illustrate per la 3° dimensione (si veda Figura 6 e 7) assumono una ulteriore variante se applicate ad esemplari piccoli o piccolissimi.
Questo vale in maggior parte per quanto riguarda la formazione di bonsai mame o shohin dove la struttura deve sempre essere tenuta d’occhio fin dalle prime fasi della loro formazione. Nelle ridotte dimensioni infatti basta un piccolo errore affinché la ramificazione scappi dal controllo del bonsaista.

In sostanza se in precedenza (3° dimensione) si era fatta una differenziazione tra prime fasi della formazione a bonsai (costruzione della ramificazione primaria dove non si badava un granché agli internodi) e fasi successive (definizione della secondaria/terziaria e mantenimento), nei mame/shohin questa viene un po’ a cadere o quantomeno ad attenuarsi.

Infatti viste le loro ridotte dimensioni, i bonsai il cui progetto finale rimane al di sotto dei 10-15 cm hanno bisogno di una particolare cura relativamente alla ramificazione anche nelle prime fasi di formazione.

Per questo motivo si tendono ad adottare, anche in sede di formazione della ramificazione primaria, gli accorgimenti visti in figura 7, con eventuale ritardo di concimazione.
Formati i primi due/tre internodi nella prima fase di ogni stagione vegetativa, è possibile poi somministrare concimi che spingano di più. I successivi internodi al secondo che la pianta svilupperà, anche se di maggiori dimensioni, saranno poi non inclusi nel progetto finale e pertanto si potranno eliminare durante la potatura invernale dell’anno successivo.

Questa ultima variante deve comunque essere accompagnata da un attento monitoraggio dello sviluppo della pianta per evitare che, anche in corrispondenza dei primi due internodi formati, la ramificazione si ingrossi diventando troppo tubolare.

Foto e grafici di Simone Chiarelli