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REINDIRIZZAMENTO IN CORSO AL NUOVO SITO
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Stile Semi Cascata
(HAN-KENGAI)
Una ulteriore inclinazione ci fa arrivare allo stile semi cascata L' aspetto è quello di un albero con il tronco adagiato, i rami e l'apice che si abbassano all'esterno del vaso in modo vistoso, in alcuni casi quasi a toccare il piano di appoggio del vaso Alberi con queste fattezze in natura si trovano in luoghi al limite della vivibilità, come ad esempio l'ultimo avamposto di vita verso la cima delle montagne, dove gli alberi hanno andamento prostrato quasi strisciante e si modellano appiattiti sui bordi delle rocce.
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Stile Cascata
(KENGAI)
Si aggiunge al precedente stile.
Tutto ciò che cresce verticalmente durante la corta stagione vegetativa viene abbassato e appiattito dalla grande quantità di neve del lungo periodo invernale.
La verticale tracciata dall'apice dell'albero al terreno cade fuori dalla base del tronco. La massa fogliare è praticamente tutta al di fuori del vaso ed assomiglia ad un albero che cresce capovolto. Naturalmente anche questo stile è stato osservato in natura; il riscontro lo troviamo negli alberi che vivono sui dirupi o nelle gole delle valli strette e profonde dove un piccolo anfratto roccioso e un pugno di terra hanno offerto la possibilità ad un seme di germinare. |
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Questi sono gli stili fondamentali. Le forme e le regole che li governano sono fondamentali per una buona riuscita del soggetto. Molte volte le regole non sono applicabili alla lettera, però vale la pena che siano usate e rispettate, per lo meno all'inizio. A qualcuno può apparire scolastico o accademico l'utilizzo di queste regole per il timore che la loro applicazione porti a realizzare bonsai ripetitivi; non è vero, state pur tranquilli che, nonostante la ripetitività dei gesti e delle regole applicate, realizzerete bonsai sempre differenti. Le varianti agli stili fondamentali: Così come partendo dall'albero perfettamente diritto ed apportando ad esso successive modifiche siamo passati attraverso i cinque stili fondamentali, così partendo da questi primi cinque ed apportando loro alcune varianti avremo una gamma di stili derivati da quelli fondamentali. |
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Stile a Scopa
(HOKIDACHI)
Possiamo pensarlo come una variante dello stile eretto con la variante che tutti i rami partono dallo stesso punto. Anche se sembra di facile realizzazione non è abbastanza semplice trovare il soggetto adatto.
I rami si dividono in rami secondari sempre più piccoli con lo stesso andamento di quelli principali proprio come la saggina usata per le scope.
A differenza dello stile eretto formale, i rami si dipartono pressappoco dallo stesso punto e sono più o meno della stessa lunghezza.
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Stile a vento (FUKINAGASHI)
Questo stile caratterizza l'albero che vive nella particolare situazione dell'essere continuamente colpito dal vento.Un chiaro esempio è dato dall'albero che si trova su di una scogliera: tutti i rami che si trovano nella scia del vento riescono a sopravvivere o comunque si modellano secondo quella linea; i rami che crescono contro vento vengono inevitabilmente frenati nella crescita o strappati. Uno stile inclinato posto sotto vento dovrà dunque avere il ramo principale dalla stessa parte della inclinazione dell'albero che si protende nella direzione del vento.
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Stile literati
(BUNJING)
Altro stile literati così de nominato dalla traduzione literaty = erudito. Era lo stile amato dalla gente di cultura,come pittori, poeti, dotti, letterati. L'albero viene rappresentato nei suoi elementi essenziali, in poche parole è la traduzione in materiale vivente di quell'esile albero, o meglio dell'idea di albero che troviamo nelle antiche pitture giapponesi.
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Stile su Roccia
(ISHITSUKI)
Lo stile su roccia rappresenta un albero che, nato vicino ad una piccola roccia o sopra di essa. ha imbrigliato con le sue radici la roccia stessa.
protende verso l'esterno da un anfratto della medesima, hg. 11.
Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero è aggrappato alla roccia.
La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono ospitate le radici proprio come accade in natura. |
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Stile Aggrappato alla Roccia (SEKIJOJU)
Quando la roccia è così grande da divenire il punto focale della composizione, l'albero è piantato su di essa o si protende verso l'esterno da un anfratto della medesima (figura a sinistra). Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero vive aggrappato alla roccia.
La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono ospitate le radici proprio come accade in natura. |
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Tronco alla Deriva (SHARIMIKI)
Questo pittoresco nome è la traduzione dall'inglese driftwood, termine che gli americani hanno a loro volta tradotto dal giapponese. È un albero che presenta essenzialmente una gran parte di legno secco e sbiancato, proprio come il legno alla deriva lavorato dai flutti e sbiancato dalla salsedine, soprattutto nella parte basale del tronco. E' un bonsai di grande effetto scenico, sia per il contrasto del bianco della ceppaia con il verde della chioma che la sormonta, sia per il messaggio di albero vissuto tenacemente contro le avversità della natura che lo hanno così forgiato. |
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Tronco Avvolto
(BANKAN)
Questo stile rappresenta, con i contorcimenti del fusto principale, quegli alberi che hanno subito forti condizionamenti ambientali, ma continuano a sopravvivere ad essi. Forte ai raggi solari, pressione prolungata di un manto nevoso, forti turbinii di vento sono i responsabili di queste pittoresche forme. |
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Stile tronco scavato (SABAMIKI)
La parte morta con il passare del tempo secca e si deteriora.Deteriorandosi marcisce e si sfalda lasciando posto ad una cavità all'interno di una struttura di fibre vive che continuano a sostenere e a nutrire i rimanenti rami che costituiscono la chioma.
È realizzabile scavando con una sgorbia il tronco di quei soggetti che hanno già una chioma sbilanciata e quindi difficilmente utilizzabili in altro modo. Un'altra via, un po' più drastica, è quella di asportare metà dell'albero in senso longitudinale per poi svuotarne il tronco. |
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Tronco a Spirale
(NEJIKAN)
La vena di corteccia che si avvolge a spirale irregolare sulla struttura portante ormai secca e sbiancata del legno caratterizza questo stile.
Tipica forma dei ginepri di alta montagna o di quelli delle scogliere battute dal vento. |
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Alberi in gruppo:
Se mettiamo assieme più alberi tra loro, otteniamo delle forestine o composizioni di alberi di gruppo.Queste composizioni, a parte lo stile madre-figlio composto da due soggetti, di solito comprendono un numero di clementi dispari, da gruppi a numero ristretto, ad esempio tre, cinque o sette elementi o da gruppi consistenti in più di venti elementi. Vale la pena ricordare che può capitare che il numero di soggetti in una forestina sia pari. ad esempio sei. sarà ben difficile trovarne una con quattro elementi! Il numero quattro, così come per noi occidentali i numeri 13 e il 17 vengono evitati dai superstiziosi,non è quasi mai presente in Giappone perché ha lo stesso suono della parola morte. Non esiste la camera numero quattro in albergo. nella numerazione dei piani di un palazzo si passa dal terzo al quinto piano, non esiste il tavolo numero quattro al ristorante, non ci sono quattro alberi nelle forestine bonsai. |
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Stile Madre-Figlio (KORABUKI)
Così chiamato perché composto da due soggetti con le stesse sinuosità e andamento di crescita, uno più grande e uno più piccolo che danno l'idea di una madre che tiene vicino a sé il figlio.
La base dei due tronchi è molto ravvicinata e certe volte può essere la stessa.
In questo secondo caso ciò è realizzato piantando i soggetti così vicini che dopo qualche anno si fondono alla base.
Altra tecnica per ottenere ciò,è quella di sfruttare un pollone alla base per costruire il soggetto più piccolo (il figlio).
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Boschetto (YOSEUE)
Quando il numero dei soggetti è
superiore a tre, si realizza un boschetto.Questo insieme di alberi è caratterizzato dall'avere di solito uno o due alberi principali (i più grossi naturalmente) attorniati da una serie di alberi più piccoli. Questi alberi, coltivati singolarmente per qualche anno, vengono messi assieme in un contenitore largo e poco profondo cercando di posizionarli in modo naturale, evitando le simmetrie e rispettando la profondità scenografica con accorgimenti quali il posizionamento nella parte posteriore degli elementi più bassi e nella parte frontale dei più alti. |
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