In visita alla collezione di Lorenzo Agnoletti

IN VISITA ALLA COLLEZIONE DI LORENZO AGNOLETTI

di Sergio Bassi

Curioso come possono cominciare le belle storie…

Un sabato, durante un canonico incontro fra soci, qualcuno ha detto…“si potrebbe andare a visitare la collezione di Lorenzo Agnoletti”?…visto che sono passati alcuni anni dall’ultima mia visita a casa sua e curioso di tornare ad apprezzare la sua “collezione”, appena ho visto Lorenzo l’ho informato della nostra idea…lui, non sapendo fino in fondo a cosa andava incontro, mi ha subito detto di sì.

In realtà già da tempo avevamo in programma proprio con lui una lezione sull’allestimento dello spazio espositivo del bonsai, quindi è venuto quasi naturale, anzi è stato proprio Lorenzo a suggerirmi di “abbinare” le due cose; fra l’altro il nostro socio fondatore a casa sua ha un tokonoma a “grandezza naturale” che è l’ideale per questo tipo di lezioni.

Come faccio sempre, con l’aiuto di Valerio, nostro valente segretario, ho provveduto ad avvisare tutti i soci.
A questo punto Lorenzo giustamente mi ha chiesto una previsione su quanti potevano essere quelli interessati a partecipare ed io gli ho risposto perentorio:…circa una decina, pensando ai soliti bischeri, non di più! Mai previsione fu più errata, difatti ci siamo ritrovati in venticinque ad invadere la “Tenuta Agnoletti”.

Lo stesso Lorenzo mi ha confessato che così tanti tutti insieme non c’erano mai stati a casa sua, e siccome a noi piace complicare, soprattutto agli altri, le cose, abbiamo deciso di organizzare anche un bel pranzo completo.
La giornata è iniziata con il ritrovo alle 07:30 a Ponte a Ema e, tranne un socio che probabilmente ancora gira per il Chianti con il suo motorino, eravamo tutti pronti e puntuali all’appello, quindi la carovana si mette in marcia , tutti dietro alla Opel Meriva bianca che per farsi riconoscere aveva un faro posteriore rotto. All’arrivo, stranamente in anticipo sulla tabella di marcia, ci hanno accolto i padroni di casa: due Welsh Corgi in stile regina Elisabetta, c’erano anche i due “casieri” Lorenzo e Claudia con il loro cane.

La tenuta si presenta come una splendida colonica con annessi in stile toscano circondata da boschi a prevalenza di querce, incorniciata da uliveti e rifinita con una moltitudine di fiori di varia fatta e specie e colore…in pratica un paradiso in terra.

Per chi non la conosce è doveroso ricordare che la collezione bonsai di Lorenzo è senza alcun dubbio fra le migliori, se non la migliore d’Europa, quindi è stato normale assistere a scene strazianti.

Subito mi è venuto in mente la celebre frase del film di Ridley Scott, Blade Runner:
«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.»

Qualcuno con lo sguardo perso e con la bava alla bocca, altri che si strappavano i capelli, chi invece non poteva farlo per ovvi motivi e ha preferito picchiare la testa sul primo muro a portata di cranio, molti giurare e spergiurare che appena arrivavano a casa davano fuoco alle loro piante.

Per calmare un po’ gli animi, che ormai erano persi fra l’ira e lo stupore, ci è voluto circa una paio d’ore, poi con calma abbiamo iniziato la lezione sull’ allestimento; quindi tutti, doverosamente in silenzio, davanti al tokonoma che per cronaca occupa mezza stanza.
Anche chi come me fa bonsai da oltre venticinque anni e che quindi ha partecipato a molte lezioni improntate sullo stesso argomento, ha riconosciuto che una spiegazione così esaustiva ed interessante sulla storia e sull’evoluzione del tokonoma, come quella che ci ha fatto Lorenzo, non l’avevo mai sentita.

Finita la lezione teorica e pratica del maestro, siamo stati invitati anche noi a provare un’esposizione con il materiale che avevamo portato.

Per primo è stato chiamato alla “cattedra” Andrea Terinazzi che, com’era prevedibile, ha svolto il suo compito piuttosto bene, presentando il suo abete.
Per seconda ha esposto il suo allestimento, con una composizione di shitakusa, la nostra “vice” Simona che nonostante l’incidente della rottura dell’espositore ha ricevuto i complimenti di Lorenzo ed è proprio qui che ci siamo rovinati per sempre. Perché ora sono cavoli nostri!…chi la regge più, chissà quante volte ci farà pesare questa “investitura”, e non sperate che se ne dimentichi, non esiste nessuna possibilità.

Il pranzo è stato me-mo-ra-bi-le.

Avevamo portato rosticciana, pancetta, salsicce e scamerita, da fare alla brace su due postazioni preparate dal “tuttofare” di Lorenzo (scusate ma non ne ricordo il nome), ma che doverosamente si prende i nostri più sentiti ringraziamenti. Appena messa la carne sulla gratella, è cominciato l’inferno, mancava solo Gordon Ramsay, probabilmente il calore raggiunto dalle braci era un attimino eccessivo, un fumo incredibile ci ha avvolto, soprattutto i fuochisti ed in particolare Luca, che era l’addetto di turno alla cottura. La carne prendeva letteralmente fuoco tanto che, per attenuare il calore e la fiamma sono dovuti intervenire i “pompieri” che hanno versato litri d’acqua direttamente sulla ciccia…praticamente una braciata all’acqua pazza!
Per gli “improvvisati” cuochi, tenere tutto sotto controllo non è stato facile, ma alla fine, non so se perchè la fame era tanta, abbiamo finito tutto. Dimenticavo di dire che prima della carne ci è stato servito un bel piatto di pasta al pomodoro e basilico e che sono stati “fatti fuori” anche cinque filoni di pane, svariate bottiglie di vino, un boccione d’olio, quattro chili di cantuccini di Prato accompagnati due litri di vinsanto.

Un ringraziamento particolare va a Claudia, moglie di Lorenzo, che si è resa disponibile ad ospitare questa banda di matti ed alla quale sono state lasciate solo le briciole dei cantucci e il profumo del vin sano…che vergogna!

Finito il pranzo, dopo un caffè corroborante, tutti nuovamente a lezione; a questo punto mi aspettavo un crollo generale, temevo di vedere gente che dormiva sulle sedie e ronfava di brutto ed invece, salvo un paio di eccezioni, che sicuramente avevano abusato dell’alcol, l’attenzione è stata sempre ai massimi livelli, tanto che alle 17:00 c’era ancora chi voleva continuare, ma Lorenzo ci ha buttato tutti fuori (non è vero, non lo ha fatto, ma ce lo meritavamo sicuramente).

Credo di poter dire che la giornata sia stata un grosso successo visto che qualcuno mi ha già detto:…si ripete!?…sì, perché no!…ma fra una ventina d’anni vai.

Sergio